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Museo Aldrovandi

Clicca per ingrandire l'immagine La sala del Museo Aldrovandi fa attualmente parte del percorso dei Musei di Palazzo Poggi, ma il materiale bibliografico aldrovandiano è rimasto in consegna alla Biblioteca ed è conservato, per evidenti ragioni di tutela e uso, presso il Deposito Manoscritti e Rari.

Esso rappresenta,dunque, tuttora, uno dei nuclei antichi di maggiore interesse nella stessa Biblioteca ed è per questo che si vuole dare un accenno alla storia del Museo. La raccolta fu iniziata probabilmente da Aldrovandi attorno al 1549, dopo il suo soggiorno a Roma, e continuò fino alla sua morte, nel 1605.

Clicca per ingrandire l'immagineClicca per ingrandire l'immaginePer testamento le collezioni e la biblioteca furono donate al Senato di Bologna che le conservò in Palazzo Pubblico fino al 1742, quando furono trasferite nell'Istituto delle Scienze. 

Qui subirono vari spostamenti e divisioni, vennero depredate dalle truppe napoleoniche, ritornarono in Italia e si dispersero distribuendosi nei vari musei universitari finchè nel 1907 in occasione del terzo centenario della morte di Aldrovandi, fu ricostruito il Museo, con i materiali ritrovati, in una grande sala di Palazzo Poggi facente parte della Biblioteca Universitaria alla cui custodia fu appunto affidato con decreto reale.
Le belle bacheche, costruite ad imitazione di quelle settecentesche dell'Istituto delle scienze, contenevano animali, fossili, libri, manoscritti, tavole illustrate, tavolette xilografiche e l'erbario, tutti di provenienza aldrovandiana, e illustravano non solo la vastità delle raccolte ma anche il metodo di lavoro dello scienziato.

Clicca per ingrandire l'immagineClicca per ingrandire l'immagineOggi nelle bacheche del museo sono rimasti soprattutto gli oggetti inerenti gli studi di storia naturale di Aldrovandi, mentre tutto il materiale librario (manoscritti, libri a stampa, tavole acquerellate ecc.,) e quello ad esso relativo (tavolette xilografiche) sono nel patrimonio della Biblioteca Universitaria.

Da ricordare con particolare rilievo è appunto la collezione di tavolette xilografiche, di legno di pero, incise da artisti per lo più fiamminghi nella seconda metà del 1500.
Esse dovevano servire alla riproduzione a stampa di oggetti aldrovandiani, ma spesso non vennero mai utilizzate; ne restano 3454 e costituiscono una raccolta unica al mondo per antichità e quantità di pezzi.