Manoscritti e Libri antichi

Clicca per ingrandire l'immagine La Biblioteca Universitaria di Bologna possiede oltre 11.000 manoscritti (dei quali molti sono fogli sciolti e miscellanee) e circa 115.000 edizioni antiche, all'interno delle quali si contano 1021 incunaboli e 14950 cinquecentine.

Questo ingente patrimonio bibliografico è il risultato dello stratificarsi di molti diversi fondi provenienti da lasciti, donazioni, acquisti, succedutisi nel corso dei secoli. All'origine della Biblioteca il fondo di Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730), fondatore dell'Istituto delle Scienze: comprende 146 manoscritti che documentano gli studi del conte sull'Europa orientale, l'oceanografia, le scienze naturali, l'antichità classica e l'arte militare e numerose lettere (tra i corrispondenti G. D. Cassini, E. Manfredi, M. Malpighi).

Clicca per ingrandire l'immagineSempre a Marsili apparteneva una collezione di manoscritti orientali (oltre 400 arabi, quasi 200 turchi, una ventina di persiani), fra i quali si segnala anche la carta armena di Eremia Ch'elepi K'eomiwrchiants.

Il fondo di Ulisse Aldrovandi (1522-1605) entrò in biblioteca nel 1742; composto di 3900 volumi fra manoscritti (in gran parte autografi del naturalista bolognese) e libri a stampa, non ha carattere esclusivamente scientifico, ma riflette l'estrema varietà di interessi dello studioso.

Clicca per ingrandire l'immagineClicca per ingrandire l'immagineLe edizioni, prevalentemente del XV e XVI secolo, comprendono oltre 50 incunaboli, fra i quali da citare è la rara edizione della Epistola de insulis nuper repertis di Cristoforo Colombo, del 1493. Di grande rilievo i 18 volumi di tavole acquerellate raffiguranti piante, fiori, frutta, animali e "mostri". Insieme alla libreria aldrovandiana fu annessa alla biblioteca la collezione cospiana, da citare per la presenza del calendario rituale messicano del secolo XV, dipinto su pelle di daino.

Clicca per ingrandire l'immagineClicca per ingrandire l'immagineIl cardinale Filippo Maria Monti (1675-1754) e, poco dopo, Benedetto XIV (1675-1758), donarono all'Istituto delle Scienze le loro ricche biblioteche, composte rispettivamente di 11000 volumi, soprattutto a stampa, comprendenti testi di teologia, filosofia, diritto canonico e bibliografia, e di 25000 volumi, fra i quali 450 manoscritti. Nella biblioteca di Benedetto XIV si segnalano le preziose legature, caratterizzate dallo stemma lambertiniano, alcuni incunaboli (fra i quali un esemplare della Bibbia latina di Magonza del 1462) e molti manoscritti sontuosamente decorati, fra i quali un salterio miniato del XIII secolo di scuola bolognese, alcuni libri d'ore e breviari e un evangeliario armeno rilegato in filigrana d'argento.

Per quanto riguarda i libri a stampa, il fondo comprendeva numerose cinquecentine, anche se prevalgono le edizioni sei-settecentesche. Oltre alle donazioni e agli acquisti di numerosi fondi privati (Bonfiglioli, Zambeccari, Sbaraglia, Beccari, Amadei, Zanetti), è importante ricordare l'annessione dei fondi conventuali delle corporazioni soppresse in età napoleonica e, successivamente, alla proclamazione del Regno d'Italia.

Clicca per ingrandire l'immagineI fondi che giunsero così alla Biblioteca, composti prevalentemente di materiale manoscritto, furono notevoli sia per la consistenza che per la qualità: dal convento di S. Domenico proviene il celebre codice ebraico del Canon Medicinae di Avicenna, con miniature di scuola ferrarese, mentre dal convento del SS. Salvatore sono giunti, fra gli altri, il più antico manoscritto posseduto dalla Biblioteca, un Lattanzio del VI secolo in scrittura onciale, e un incunabolo ebraico su pergamena, scambiato per un manoscritto e come tale collocato.

Altri fondi da ricordare sono quelli degli autografi e della corrispondenza di Marcello Malpighi (acquistati nel 1834), della biblioteca del poliglotta Giuseppe Mezzofanti, delle lettere di Pietro Metastasio, e le acquisizioni più recenti, riguardanti soprattutto archivi e carteggi: l'archivio del giurista Pietro Ellero (1833-1933), il carteggio di Vittorio Lugli (1885-1968), il fondo Battaglini (relativo alla storia riminese), due raccolte di lettere di Benedetto XIV, il carteggio di Quirico Filopanti, autografi di Carducci, Pascoli, Malpighi, Bertoloni.

Clicca per ingrandire l'immagineUna menzione a parte va fatta per la collezione di 58 papiri in lingua greca e latina di età tolemaica, romana e bizantina, acquistata nel 1930 da un antiquario del Cairo.